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'Ndrangheta

È un’organizzazione criminale unitaria, capace di garantire in tutto il mondo, come le grandi catene di fast food, l’identico, riconoscibile e affidabile marchio criminale. Dappertutto con le stesse regole, la stessa struttura e il medesimo apparato simbolico: riti, simboli, ma soprattutto miti fascinosi e legittimanti.

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Scheda introduttiva a cura di Antonio Nicaso

Oggi è una delle mafie più globalizzate, presente in Europa, Americhe, Africa e Oceania, grazie soprattutto al traffico internazionale di cocaina e ai suoi rapporti privilegiati con produttori boliviani, peruviani e colombiani. 

Dagli anni quaranta in poi, si è radicata anche al nord, grazie soprattutto a imprenditori e politici locali che hanno agito secondo logiche di convenienza. In Piemonte, Lombardia, Liguria, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Veneto e Trentino Alto Adige ci sono stati ’ndranghetisti che hanno garantito manodopera a basso costo e trasporto di materiale inerte a imprenditori interessati ad abbattere i costi di produzione. Poi, sempre con la logica della reciproca utilità, hanno cominciato a sedurre politici, burocrati e amministratori, senza discriminazioni ideologiche. Hanno votato per candidati di centro sinistra in Piemonte e per candidati di centro-destra in Lombardia, sfruttando quella zona grigia, in cui i confini tra il lecito e l’illecito sono sempre più sfumati.  

La corruzione ha sostituito la lupara. Appalti e subappalti sono diventati mangime senza scadenza per padrini e padroni, come dimostra la Salerno-Reggio Calabria, iniziata nel 1966 e ancora non finita. Nei cantieri dell’A3, la ’ndrangheta si è divisa ogni chilometro in costruzione, tra subappalti, guardianie, forniture di cemento e bitume. Sciacalli, corrotti e corruttori. Luridi e laidi, tra maneggi e intrighi. Si specula ormai su tutto. Papa Francesco ha definito la corruzione una malattia sociale, assimilabile alla criminalità mafiosa, due fenomeni che si alimentano reciprocamente, corrodendo i rapporti di convivenza civile. 

Una delle recenti indagini, condotte dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha messo a nudo la vera anima della ‘ndrangheta: potente e fortemente radicata nel contesto sociale. Una melassa in cui da troppo tempo convivono boss, massoni, politici, imprenditori e uomini delle istituzioni. È una «‘ndrangheta che sta diventando sempre più pulita», come avverte un collaboratore di giustizia. Una ’ndrangheta che guarda al futuro. E che va continuamente alla ricerca di luoghi dove meglio investire le proprie risorse. 

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Lo spettacolo di Teatro Bresci

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'NDRANGHETA

DRAMMATURGIA E REGIA

Anna Tringali

CONSULENZA DRAMMATURGICA

Antonio Nicaso

CON

Giacomo Rossetto​

SUGGESTIONI

Tindaro Granata

VOCE FUORI CAMPO

Francesco Colella

LUCI

Stefano Razzolini

ELEMENTI DI SCENA

Antonio Zonta

PRODUZIONE

Teatro Bresci

ANNO DI PRODUZIONE

2020

Selezione Premio In-Box 2021

Con il patrocinio di Avviso Pubblico

Terza azienda italiana per fatturato, con un giro d’affari annuo di oltre cinquanta miliardi di euro, ramificazioni in tutti i continenti, specializzata un tempo in sequestri di persona e ora maggior provider al mondo di sostanze stupefacenti, con faide e lotte intestine che hanno causato oltre mille vittime accertate.

Tutto questo e non solo è la ‘Ndrangheta, l’imperscrutabile criminalità organizzata calabrese, la mafia più potente e ricca del mondo che nasce e comanda nella regione più povera d’Europa.

Il racconto di questa feroce quanto subdola organizzazione mafiosa viaggia in parallelo con la storia di quattro personaggi che rappresentano la Calabria che alla ‘Ndrangheta non si mischia, che ne rimane distante ma non del tutto impermeabile.
I quattro si scoprirà essere legati tra loro soprattutto da un fatto che ne ha condizionato le vite, specie quella di Augusto, il quinto protagonista della narrazione, vero simbolo di riscatto, e rappresentazione di chi non vuole arrendersi alla bruttura e all’umiliazione ma che decide di contribuire in prima persona, come può, senza retorica né eroismi, alla rinascita di una terra aspra e bellissima come la Calabria.

‘Ndrangheta non è solo un viaggio agli inferi tra gironi pieni di criminali e collusi, ma è anche un cammino di speranza verso un futuro possibile di riscatto.

Antonio Nicaso, nato in provincia di Reggio Calabria, è giornalista, saggista ed esperto dei fenomeni criminali di tipo mafioso. Ha dedicato particolare attenzione all’analisi comparativa delle mafie italiane con quelle straniere, con riferimento a strategie di partenariato nella gestione di attività illecite, come il traffi co di droga e il riciclaggio di denaro. E' autore di diversi libri sulla criminalità mafiosa, alcuni scritti in collaborazione con il Dott. Nicola Gratteri, i successi internazionali, tradotti in diverse lingue.

Nel 2017 ha scritto la sceneggiatura per la serie televisiva prodotta da Netflix: “Bad Blood”.

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Lo spettacolo di Teatro Bresci

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IL SEQUESTRO

GLI 831 GIORNI DI CARLO CELADON

DRAMMATURGIA

Marco Gnaccolini

REGIA

Anna Tringali

​CON

Giacomo Rossetto​

VOCI

Anna Tringali

SCENE

Antonio Zonta

LUCI

Andrea Patron

VIDEOPROIEZIONI

Luca Antonello

TECNICA

Francesco Barutto

CO-PRODUZIONE

Nuova Scena e Festival Scene di Paglia

ANNO DI PRODUZIONE

2024

Con il patrocinio di Avviso Pubblico

Finalista Premio Donin Arteven 2025

831 sono i giorni di durata del sequestro di persona più lungo della storia del nostro Paese.

Un sequestro compiuto dalla ‘Ndrangheta e che ha come vittima un ragazzo veneto di 180 anni: Carlo Celadon. Lo hanno rapito la sera del 25 gennaio 1988 dalla villa del padre, un imprenditore di Arzignano, Vicenza.

Lo hanno legato con il fil di ferro e chiuso nel bagagliaio di un’ auto per 17 ore, il tempo di arrivare in Calabria. Lo hanno liberato il 4 maggio 1990, abbandonandolo sul ciglio di una strada, con la chiara consegna di non voltarsi a guardare gli uomini che lo avevano tenuto prigioniero per più di 2 anni. Aveva capelli e barba lunghi e perso oltre 30 chili.

Raccontare il sequestro Celadon significa ripercorrere una delle pagine più buie del nostro Paese, raccontare la ‘Ndrangheta, raccontare la storia umana di una ragazzo che di punto in bianco è stato gettato negli inferi con crudeltà, senza saperne il perché.

Un ringraziamento speciale al dott. Antonino De Silvestri, Pubblico Ministero del caso Celadon.

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Impegnati è ideato da Teatro Bresci e reso possibile da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo grazie al bando Cultura Onlife. Sostengono Impegnati anche il Comune di Limena (Pd) e La Meccanica srl. Impegnati ha il patrocinio di Avviso Pubblico.

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