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Ecomafie

Il termine ecomafia indica la criminalità che specula sull’ambiente, facendo scempio del paesaggio, del territorio e della natura. In un libro dal titolo “La mafia spiegata ai ragazzi”, è stata definita «la mafia dei nuovi barbari che contrariamente ai cani sporca anche la cuccia dove dorme». Si tratta di gente che, per inseguire profitti criminali, ammorba e degrada anche il luogo in cui vive.  

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Scheda introduttiva a cura di Antonio Nicaso

Secondo il rapporto annuale di Legambiente, neanche la pandemia è riuscita a fermare i reati ambientali che nel 2020 sono aumentati dell’0,6% rispetto all’anno precedente, nonostante la diminuzione dei controlli effettuati (-17%).   

Nel 2020, i reati accertati in Italia ammontano a 34.867, il 46,6% dei quali concentrati nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa. È un quadro allarmante quello tracciato da Legambiente: 95 reati al giorno, 4 all’ora con 33.620 persone denunciate (+12,9%) e 329 arrestate (+14,2%). In aumento anche i sequestri per un totale di 11.427 (+25,4%).  

Il settore più colpito è quello del ciclo del cemento, la cosiddetta «cementificazione selvaggia», seguito dai rifiuti. In aumento anche i reati contro la fauna e il patrimonio boschivo. Nel 2020 oltre 150mila ettari di territorio sono andati in fumo. C’è più nord, invece, sul fronte dei rifiuti, un segnale crescente dell’interesse delle mafie per regioni come Lombardia e Veneto.   

La Campania resta la prima regione per numero di reati, ma anche per numero di persone denunciate e per sequestri. Napoli guida la classifica dei capoluoghi, seguita da Roma, Bari e Palermo. La Lombardia è prima per persone arrestate.   

“Non si deve assolutamente abbassare la guardia contro i ladri di futuro», ha detto Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, presentando il rapporto annuale relativo al 2020, «a maggior ragione in un momento storico in cui si dovranno spendere ingenti risorse pubbliche previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Va scongiurato in ogni modo il rischio di infiltrazioni ecomafiose nei cantieri per la realizzazione di opere ferroviarie e portuali, impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e di riciclo dei rifiuti, depuratori, interventi di rigenerazione urbana, infrastrutture digitali, solo per fare qualche esempio delle opere che servono alla transizione ecologica del paese». È una sfida che impegna tutti, come suggerisce l’articolo 9 della Costituzione. 

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Lo spettacolo di Teatro Bresci

Locandina LO SCHIFO.jpg

LO SCHIFO

Omicidio non casuale di Ilaria Alpi nella nostra ventunesima regione

DI

Stefano Massini

​REGIA

Giorgio Sangati

CON

Anna Tringali

SCENE

Alberto Nonnato

​PRODUZIONE

Teatro Bresci

ANNO DI PRODUZIONE

2016

Mogadiscio, Somalia, 20 marzo 1994, le 13.04. Ilaria Alpi, giornalista italiana del TG3 viene uccisa insieme al suo operatore Miran Hrovatin.
Il caso Alpi ha dell’incredibile: in una Somalia disseminata di rovine e memorie coloniali un silenzio inscalfibile copre le manovre di scaltrissimi uomini d’affari collusi e corrotti. E’ questo silenzio che Ilaria attacca frontalmente, spalancando squarci di inaudita verità su un’Africa italiana dilaniata da guerre intestine, tra rifiuti tossici, faraoniche quanto inutili opere pubbliche, traffici d’armi, epidemie di colera, integralismi islamici, pirati, sultani e grottesche festicciole tricolori per celebrare la cooperazione internazionale, ufficialmente lì per riportare la pace, la speranza.
A distanza di più vent’anni da quell’omicidio, però, la maggioranza degli italiani ignora perfino l’esistenza della ventunesima regione italiana, della Somalia; ignora gli interessi, le speculazioni, i miliardi, gli “zeri” che gli italiani hanno guadagnato sulla pelle della popolazione; ma, soprattutto, ignora come e perche’ Ilaria Alpi sia stata ammazzata e da morta, umiliata dall’insabbiamento delle indagini.
Il testo di Massini, lontano anni luce dalla retorica celebrativa tenta di ricostruire i suoi ultimi giorni, ma si tratta di una ricostruzione emotiva, lirica, espressionista: immagini, suoni, parole, lettere, segni.
Lo spettacolo procede per frammenti, come un rebus, un anagramma da risolvere, un puzzle da ricomporre per scoprire insieme alla protagonista l’origine dello “schifo”. In scena Ilaria e’ Anna Tringali e Anna e’ Ilaria in un intenso doppio dialogo con se’ stessa e con i suoi ricordi faccia a faccia con la morte. Una storia che tutti dovrebbero vedere, che tutti dovrebbero conoscere oggi più che mai.

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